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Cinemascope Deluxe

Posted by TibiDabi | Posted in | Posted on lunedì, maggio 23, 2011

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Questa scena è Kaurismaki: un saggio di un espressionismo malinconico e sagace. Un tondo perfetto. Un sentimento essenziale.

Solo gli stronzi muoiono.

Posted by TibiDabi | Posted in | Posted on mercoledì, dicembre 01, 2010

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"Cos'è il genio? È fantasia, intuizione, decisione e velocità di esecuzione!" ( 1975 Amici miei, Mario Monicelli)

Little Big Berlin

Posted by TibiDabi | Posted in | Posted on martedì, agosto 31, 2010

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Questo video ha qualcosa dei film di Don Siegel. Magari quegli incipit folgoranti alla Dirty Harry. Magnetico e rassicurante. I movimenti in serie ripetibili e accelerati. La quotidianità tascabile. Berlino e i Berlinesi. Il magone non esattamente tascabile. Liszt ed una generosa manciata di pelle d'oca.
Li chiamano incentivi. Come se ve ne fosse bisogno.



Pilpop se volete. E volete.

Cinemascope Deluxe

Posted by TibiDabi | Posted in | Posted on martedì, giugno 29, 2010

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Huit Femmes. Isabelle Huppert. Message Personnel di Francoise Hardy.
Il film è un soffio, ma questo momento spiana la via al luccicone.
La Huppert viene dalle stelle.
Ci crede ed io ci credo con lei.

Tu, forse non essenzialmente tu

Posted by TibiDabi | Posted in | Posted on domenica, maggio 30, 2010

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Questa notte ha uno strano sapore. E non perchè là fuori ci son due pantofole rosse a sventolare nel riflesso di un lembo di luna. Questo atrio senza luci distrugge forma e materia e lascia una lavagna nera con un gessetto spuntato a stridere.
In questo atrio ci sei tu, che tieni la mano della tua bella e le dici "presto toccherà anche a noi" baciandola in fronte; tu che fermo al semaforo rosso, all'incrocio proprio prima di riportarla a casa, giri a destra invece che proseguir dritto perché vuoi sentirla ridere ancora per un altro isolato; tu che leggi pratiche nell'archivio infortuni e ti imbatti nel suo nome tra tanti in un mezzo sorriso; tu che le hai detto che non sarebbe più successo, che deve fidarsi di te, che senza dove saresti?come faresti?, che questi son incidenti di percorso e che pur di non perderla cambierai; tu che le menti perché di quella curiosità non sai privarti, che meglio rinunciar ad un organo piuttosto; tu che la vostra storia la cantano, la filmano e ne scrivono tutti, ovunque; tu che tutto ti rimanda a lei in mille dediche ideali che segneresti sulle mura dei posti che ogni giorno attraversa; tu che all'uscita dell'università in macchina a scaldar il motore appena la vedi alle colonne dei portici con la tracolla sformata e le fotocopie da andar a fare; tu che la consoli 'che il miglior amico si è schiantato al curvone viscido che portava in campagna, su per i colli e la prognosi è riservata; tu che otto anni ,nel bene e nel male ,tu e lei, li moltiplicheresti volentieri e faresti l'invidia di tanti; tu che ci pensi ogni notte a come dirglielo che è lei e che ti fermi alle vetrine cercando con la coda dell'occhio quel cerchietto giusto per il suo anulare, tu che le sue urla isteriche "stronzo" "bastardo" "ti odio" "ti lascio" e la casa mezza distrutta e la porta che sbatte dietro di lei per le scale; tu che elargisci attenzioni a gonnelle che fantasticano sul tuo nome; tu che "benedetta pazienza non dovresti esser gelosa, son loro, io non faccio nulla!"; tu che bisogna prenderti così e lasciarti libero di amar una amoreggiando con molte; tu che mandi giù sfilze di santi mischiandoti alla terra e fermentando; tu che non t'importa cosa hai messo su stasera ma con quei ricci salmastri e quel camicione in veranda eri bella da toglier il fiato; tu che non vuoi giri di parole ed odii le frasi fatte ammiccanti; tu che quella sera in piazza uno l'hai mandato giù perchè l'aveva strattonata apprezzandone il generoso assortimento e sempre tu che ricordi quel taglio d'occhi che per un istante ha potuto convincerti a rischiar tutto ciò, ma che era troppo lontano per poterlo far veramente.
Stasera c'è il tuo sapore da qualche parte, nell'urtar accidentale di queste inferriate, nel buio di ciò che è regionevole pensare.
Anche ora che le dai il braccio per andar a letto, io ti vedo e disegno il tuo profilo in questo vicolo cieco.

Comm'a Johnny Cash

Posted by TibiDabi | Posted in | Posted on lunedì, aprile 26, 2010

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"I love songs about horses, railroads, land, Judgment Day, family, hard times, whiskey, courtship, marriage, adultery, separation, murder, war, prison, rambling, damnation, home, salvation, death, pride, humor, piety, rebellion, patriotism, larceny, determination, tragedy, rowdiness, heartbreak and love. And Mother. And God."

"I know it's crazy, but that's the only thing I'd really like to be."

Posted by TibiDabi | Posted in | Posted on venerdì, gennaio 29, 2010

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where do the Central Park ducks go in winter?

J.D. Salinger-The catcher in the rye

Northpole s/t

Posted by TibiDabi | Posted in | Posted on mercoledì, gennaio 27, 2010

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Ero in collina. Verosimilmente il 12 dicembre e si parlava della scena italiana musicale degli anni '00. Michele -l'esperto- apriva il suo consueto intervento parlando di loro, i Northpole, come di un chiaro esempio di cose da cui non ci si dovrebbe astenere per far un discorso serio. E così rimette nella custodia Dente, taglia un pezzo degli artemoltobuffa e tutto per non dover rinunciar a passarli quella serata.
Fredda sera in collina, qualche avventore del locale si intrattiene ascoltando New frequencies in filodiffusione, e loro son lì a far la loro trasmissione radio-senzaunaradio per il semplice gusto di. Tipo di far ascoltar anche a qualche amico, raccolto lì per l'occasione, gli ascolti di un decennio e condividere impressioni varie o magari qualche "ma va cagher!".
Finché Michele, timido e impacciato speaker, cala giù il suo asso mettendoci a tappeto. E questo asso ha le fattezze di un brano come "La distanza".
Tu, tu riesci a dire tutto quello che voglio sentire tutto quello che mi fa morire, tu mi fai tremare come in bilico su di un filo statico...
Avevo già sentito questo pezzo ed, ogni maledetta volta, mi provoca un rimestamento d'interiora singolare. Non so dire cosa sia. Le parole, la musica o se non altro la perfezione di un semplice connubio. Ecco proprio quel "semplice" che arriva lì e resta. Perché facile da ricordare, facile riconoscersi.
Tipo quel tremore che provi sentendoti dire da una persona vicina quello che pensi in quell'istante. Questo mi lasciano i Northpole.
Michele mi ammolla il disco a fine serata con un "Devi sentirlo tutto. Mi dirai" d'accompagnamento. E lo sento. Tutto. Spesso. E mi ritrovo a cercarlo sempre di più nei miei ascolti, a cantarlo sovrappensiero, a citarlo che non so neanche il perché.
Undici brani, undici colpi secchi. Ben orchestrati e arrangiati(vedi Fabio de Min e vedi Non voglio che Clara) creano imbarazzo. Imbarazzo nella scelta del brano preferito. Laura? Luca Marc(la canzone del Piave)? Come ogni sera? Difficile decidersi. Ma poi perché decidere?
I Northpole non ci sono più. L'album è del 2005, sì cinque anni fa. E non vedo perché scegliere dato che non ci sarà altro da scegliere. Ho undici brani e son tutti i miei preferiti. E mi sembra anche un diritto rivendicarlo, perché tanto non succederà tra qualche anno, un prima o poi non ci sarà. E allora è bello tenerlo per mano questo qualcosa di irripetibile, come un piccolo tesoro sconosciuto ai più e che ti rende grande anche solo a guardarlo, come un trofeo in bacheca.
I Northpole hanno prematuramente intrapreso la via del "Chi?" senza neanche poter arrivar in vetta e sentirne l'aria. Immeritatamente irriconosciuti. Riprova del fatto che un episodio, per quanto possa esser folgorante, può bruciare più che illuminare.
Ed io a distanza di più di un mese "quell'episodio" non l'ho ancora reso.
La fortuna, alla fine, si compie sulla distanza.
O almeno mi piace pensarla così.

Il nastro bianco

Posted by TibiDabi | Posted in | Posted on domenica, novembre 15, 2009

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Michael Haneke ha una capacità singolare. Destabilizzare.Prima ti anestetizza conducendoti per mano nella storia che si dispiega lì quasi per te e poi affonda la lama in profondità.Senza che te ne possa render conto sei turbato. Subodori come possa terminare la storia. Avverti che l'aria s'è fatta decisamente pesante e tesa. Senti che l'epilogo e vicino. E poi no. Non c'è nessun epilogo.
Haneke Haneke!Spiattelli quelle verità che fanno male. Dai una faccia alle nostre paure più recondite. Non sono le immagini che inquietano. E' quello che uno percepisce. Il non visto. Un suono fuori campo. Una scena a camera fissa.Il nastro bianco pietrifica. Si percepisce la lezione di Bergman, con quelle espressività e silenzi carichi di tensione nonché la lezione delle tragedie classiche, dove la voce narrante facilmente sarebbe assimilabile al coro di una qualunque delle tragedie di Eschilo.Una grande opera Morale. Un cupo affresco quasi controriformista. Una agghiacciante ricostruzione del profilo psicologico-comportamentale in cui si può riscontrar il seme dell'odio nazista ed il suo perché.
Il film si dipana attorno a degli incidenti misteriosi che si susseguono in un villaggio rurale. Le conseguenze sono sempre devastanti per chi ne è oggetto. Sarà l'insegnante della scuola,nonché narratore della vicenda, a ricavar un'ipotesi di lettura sconcertante.
La purezza simboleggiata dal nastro bianco posto al braccio e tra i capelli dei bambini risulta un simbolo vuoto. Le colpe dei padri non si disperdono e non rendono immuni. Il candore è un lenzuolo pieno di macchie. La ragione sembra dissociarsi dalla realtà, lasciando spazio a una verità di comodo.La rigidità dogmatica, di schemi fissi e formali, paralizza la società che ha bisogno di agnelli plausibili da immolare. Ma lo spettatore sa bene qual è la falla del sistema.

Mr.Haneke,regista barra autore barra sceneggiatore,i miei omaggi.





Prima Visione

Posted by TibiDabi | Posted in | Posted on giovedì, novembre 05, 2009

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La Sslimit è un posto di matti. E con questo non intendo dire di gente bizzarra e stravagante. Parlo proprio di pazzia come sinonimo di psicopatia o psicosi o grave disturbo mentale
Ma questa non è una novità. La famigerata Scuola superiore per interpreti e traduttori sforna annualmente laureati cronici,che io bullandomi definisco Sslimitati, abitanti appunto del pianeta Sslimit, venuti sulla Terra per studiar il genere umano e trovar un libretto d'istruzioni adatto a rimetter in sesto il loro magma cerebrale.
Ieri sono stata alla Sslimit. Stupidamente ho lasciato a casa la mascherina per evitar ogni contagio. Atto di superbia imperdonabile. Vorrei tranquillizzar i più però.Non ho scambiato parola con nessun essere di fattezze Sslimitiane. Sfidando così gli ammonimenti del ministro Fazio(dietro la Suina si nasconde la Sslimitiana,sappiatelo!) ho visto uno dei film più toccanti e sorprendenti finora.
Parlo di Departures o Okuribito per dirla alla Giapponese. Probabilmente questo nome non vi dirà nulla, ma è il film che s'è portato quest'anno a casa la statuetta come miglior film in lingua straniera agli Oscar ameregani. Probabilmente il film che l'ha messa in quel posto a Gomorra di Garrone, escluso dalla cinquina finale. Quindi un film detestabile?
No,tutt'altro.
I film giapponesi non ti viene mai di prenderli sul serio. Neanche quelli drammatici come questo. E' come se ti aspettassi da un momento all'altro una castroneria delle loro, una roba alla Mai dire Banzai, tipo che il protagonista, infilatosi una fascetta motivazionale in fronte spacchi con una craniata un cocomero, per intenderci.
Questo non accade fortunatamente in questo film. Anzi. Tutto è credibile e verosimile. Si ride e ci si commuove. Si viaggia al suono del violoncello suonato da Daigo e ci si perde tra i suoi gesti mentre si occupa delle "partenze".
Il film ruota attorno a questo equivoco sul"partire". Daigo pensa che si occuperà di viaggi in una agenzia, rispondendo all'annuncio del giornale. Ciò che non immagina è che lo attenderanno altri tipi di partenze,commiati, saluti ed addii.
Ebbene sì. Si parla di morte. La si vede in faccia. Il rito della preparazione dei corpi, della vestizione è quanto di più evocativo uno possa immaginare. Si assiste ad una cerimonia, con sacralità e rapimento. Il tutto è sublimato da una tessitura sonora di forte impatto emotivo.
Lungi dall'esser un film cupo, Departures è un film sulla vita, sulle sue strane coincidenze e imprevisti, sensibile e poetico.
Ho lasciato l'Aula Magna di quel surrogato clinico/patologico con in testa un pensiero.
Che non sarebbe tipo bloccare le porte e dar fuoco alla Sala come da inglorioso copione.
Bensì a quanto sarebbe stato bello aver un sasso liscio tra le mani.

Arrangiatevi!

Posted by TibiDabi | Posted in | Posted on lunedì, giugno 22, 2009

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Dal 25 gennaio al 21 giugno ci sono stati 148 giorni in cui avrei potuto farlo.
Ma io son un tipo che si "riduce".
L'ho fatto oggi quindi.Perchè proprio non avrei potuto farlo domani.
Ed ha a che veder con questo.

Serve che io dica quanto sia buono sano e giusto che a Forlì venga data questa veste di città d'arte?Quanto questo si traduca in "opportunità", "guadagno", "sviluppo" e "sostenibilità"?
Però qualcosa da dir servirebbe. Anche perchè oggi in coda sentivo dir da un signorotto indigeno: "L'è una bella cosa questa per Furlè.Che ci guadagnam noi alla fin dai turisti!".
Ecco.Questo concetto formulato con così tanto acume appare ineccepibile sul piano espressivo manca però di una quisquiglia.
L'atto pratico.
Se uno dei vostri incubi peggiori era restar senza acqua e cibo nel mezzo di un deserto, beh, allora ricredetevi.
C'è una cosa ancor più detestabile.
Far il turista a Forlì di domenica!
La mostra porta denaro, consumi,gente in città e i forlivesi cosa pensano ben di fare?
Tenere tutto chiuso ovviamente.
Non un bar.
Non un ristorante. O laddove incappiate in uno di questi,non un ristorante aperto oltre le 13.30.
Non un negozio.
Non un centro informazioni.
Non un camioncino e/o chiosco piadina.
Non un punto vendita prodotti tipici.

E tutto ciò condito da un buon:

Non un'anima viva in croce in cui imbattersi anche per sbaglio.

Ecco nella mia mente deviata si palesa solo una scena.
Il turista riverso per strada agonizzante e inutilmente invocante un sorso d'acqua in quel deserto dei tartari che è Piazza Saffi nel tepore umido di quel caldo equatoriale che da ste parti genera solo zanzare elicottero.
Nonchè il passante accidentale che zigzaga tra i vari corpi riversi, tutti che si esprimono in idiomi diversi.Tutti turisti.

Al negoziante forlivese non interessa. "Io faccio le mie ore settimanali.Incasso quello che devo e che mi basta.Non faccio di più,mi spiace!Non mi interessa il di più nè per me nè per la mia città!Chiaro?"
E il turista?
Suggerirei un comitato in difesa e protezione del rifugiato turistico per dar ospitalità ad un povero derelitto che sceglie consapovelmente con la famigliola di trascorrer una domenica a Forlì.
Un pranzo al sacco per i più ritegnosi.
Altrimenti sapete che fate, turì?
Andatevene da n'altra parte.
Che qua comunque Canova o no, oramai, non c'è, non c'era e non ci sarà un bel cazzo da far.Visto che a far del bene, si sa...
Cordialmente.

P.S. Aldilà del mio esser caffettiera, resto tuttavia un'esteta estatica soprattutto di fronte alla tanto agognata Ebe. Che è più bella di quanto dicono, credetemi. Nonchè all'Apollo e Dafne stanti, con Dafne che stringe tra le dita le ali di una farfalla.E il marmo, morbido e caldo che sembra sentirlo pulsare. E La Maddalena penitente sulle cui braccia grava un peso così opprimente da commuover per quanto sia celato. Particolarmente moderno e conturbante il quadro di Hayez sullo stesso soggetto, una Maddalena che potrebbe esser benissimo una Carmen.
E direi molto altro,ma questo essenzialmente non poteva non dirsi.

While we were dreaming

Posted by TibiDabi | Posted in | Posted on domenica, maggio 24, 2009

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La faccio breve. Una volta tanto.
Ieri sera in quel di Marina di Ravenna, bagno 72 presso lo stimato e assai popolar popolare Hana-bi, ho goduto.
Roba a tinte forti, direte!Finalmente qualcosa di pruriginoso.

Sapete,certi pruriti sanno esser devastanti se affidate:
-Preliminari ai Buzz Aldrin.
-Amplesso ai Pink Mountaintops.

Il giorno dopo, le conseguenze ronzan in anelli concentrici, tra capelli nodosi di salsedine,ballerine sabbiose,occhi sbavati di verde e nero, retrogusto di un black qualcosa che non ricordo più.
Un'occhiata al tavolo.Un pezzo di giallo ed un cd.
Tutto è un sorriso.

Ricordo che:
Certe attività in questa località son consentite fino a mezzanotte.Calan giù serrande a mezzanotte e zerouno.Il rumore dicono, le ordinanze del sindaco mi rispondono, la gente riversa in strada e le auto a schivarla più probabilmente.I locali prima accettano, poi provato il tutto, protestano.E mi dico solo che certe cose non era necessario sperimentarle.

Thumb up
-live all'altezza di ogni aspettativa.Repertorio così musicalmente eterogeneo, una sorpresa dopo l'altra:respiri il verde attorno ai Grandi Laghi prima e poi il fumo in un scantinato della downtown.Come se l'uno si nutrisse dell'altro.Ho dimenticato etichette, generi, definizioni.Il chè è un bene.
-eppoi l'Ep dei Buzz Aldrin autoprodotto e vegeto.
-i PMT davvero alla mano,pronti a sbevazzar in compagnia, felici di esser in italia ma ancora di più di tornar a casa oggi.

Thumb down
-le t-shirt essenziali e smunte.Crear un logo colorato par brutto.
-i loro cd che "Ehm, i'm sorry but they're sold out!"

Sign here
A proposito di Cime Rosa, oggi è passato il Giro da qui.

Prendi il mondo e vai.

Posted by TibiDabi | Posted in | Posted on mercoledì, aprile 22, 2009

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Oggi 22 novembre( non vorrei lasciarmi troppo andar nel dir 22 aprile. Laddove poi uno ci credesse davvero finirebbe coll'uscir tipo in braghe e giacchetta salvo poi rientrar con mezze congestioni di cui non voglio prendermi responsablità!Intesi quindi: è novembre!) ho rimesso le mie scarpe poco adatte,maglia sportiva di qualche taglia più grande e vagamente slabbrata,panta-jazz miracolosamente non troppo lunghi da non dover recuperar a metà natica ogni tre passi...ed ho corso!
Non lo sapevate?Io corro.
O meglio.Diciamo che mi fregio più del fatto di correre che non correre effettivamente. Con chi poi tanto ardire?
Essenzialmente le coinquiline. Poi qualche malcapitato credulone che vien coll'interrogarsi sull'ottimo stato di conservazione della mia persona!
Insomma e' come se dicessi che corro allo storpio!.
Correre è un'attività che suscita un rimando subliminale alla fatica, alla velocità, alla resistenza e a magliette pezzate di sudore.Dunque ammirevole per qualcuno.
Discutibile,invece,da chi, mentre voi vi preparate al rito in questione, è lì bella a dar fondo alla sua ciotola di patatine cullata beatamente in grembo tra un "Chi vuol esser milionario" e un telefilm tedesco giallognolo di dubbio gusto(Che non me ne voglia il buon Derrick...ma quella patina giallo-ittero è proprio dei Krauten-telefim!)
"Allora io vado a correre eh!Ci vediamo tra un'oretta!"
Replica: "Ah!Corri?" Sguardo sbarrato, la coinquilina capisce che ci son forme di vita semoventi attorno a lei e diventa paonazza.
Segue un "E corri,così? "con un'aria vagamente inorridita celante una palese perforazione intestinale.
Io: "Essì, come altro?Vabbè dai...vado!"
Profezia finale:"Attenta eh, che par che venga per piovere!".
"Ok!"Sbattuta porta "Mamma!"

Ho intravisto un raggio di sole. E non c'è niente che mi fermerà. Anche perchè l'ultima volta che ricordo c'è stato tempo da corsa da ste parti è stato tipo il 10 febbraio!In quel caso davvero le raccomandazioni si son sprecate. A dir di qualcuna il raffreddore avuto dopo quasi un mese era imputabile a quelle corsette!
Quindi incubo bacilli a lunga conservazione?!
Mmm.Certo.

Ma a sto giro non me la vado a cercare.Alla faccia della pigrizia e del sedere piatto di ogni coinquilina del mondo!
Io correrò.
Ok,niente di scoinvolgente.Un giro filato. 1,5 Km senza indugi. Non male per una che millanta di correre.
Consideriamo anche che ho dovuto scansar palloni, bimbi, bici, vecchietti podisti, riunioni di badanti slave, passeggini e cani tutti all'occorrenza sul sentiero del parco!Pare che il prato susciti un certo timore reverenziale. O forse era sospetto?!
Aggiungiamo il consueto magrebino che ti apostrofa nel mezzo della corsa con un"Tu, bella donna!" a dir poco esilarante per chi ha un incarnato violaceo, respiro affannato e capello bagnato appiccicato alla fronte."Tu, povero uomo" sai davvero far felice una donna,eh?!Felice sì, ma non fessa!

Al termine del mio gesto atletico, testa tra le gambe, lingua di fuori e maglietta più informe di sempre ecco che mi affianca un baldanzoso uomo direi di mezza età inoltrata. Facciamo sulla sessantina, per mantenermi larga. Shorts,scarpa da atletica adeguata,impermeabile per ogni evenienza, saltella proprio innanzi a me. Che non si dica che si sia fermato!
Sollevo la testa.
"Ah, ma è lei!"Non son neanche così sorpresa.Sentivo era lui.Mi guarda impietosito.
"Dai non mollare!E' tutta una questione di testa!"
"No vabbè, oggi ritornavo a correre dopo un pò. Ho fatto anche tanto.Un giro intero può bastar.Non corro dall'ultima volta che ci siam visti"
E detto questo credevo di suscitar un minimo di ammirazione.Ok, magari di stima.Va bene, una pacca sulla spalla,ok?
Invece per poco non si fermava per davvero atterrito dalle mie parole.Sguardo pietrificato su di me.
E qui faccio un balzo indietro nel tempo, a quel pomeriggio di febbraio in cui si era solo in 4 gatti a correre.Inevitabilmente si è finiti per fraternizzar e scambiar esperienze di vita agonistica, di scarpini appesi al chiodo e poi rimessi. Di sfide. Tutte cose in cui mi limitavo ad ascoltar, ovviamente.La mia epopea non era neanche iniziata.
Risuonavan ancora nella mia testa le sue parole:"Io in media faccio una ventina di giri!Nella pausa pranzo in fabbrica, mi ritaglio la mia oretta.Poi vabbè, quando devo partecipar a qualche maratona salgo a 37!Un tempo giocavo a calcio ma poi ho strappato un legamento del ginocchio, pensavo non avrei mai più fatto sport nella mia vita, e invece..."


Lo guardo supplichevole."Ok, lo so. Per lei è nulla. E lo so. Son giovane. Dovrei aver più risorse da parte. Da qualche parte almeno. Le prometto che alla prossima ci darò dentro sul serio, eh?"
Continua a fissarmi senza dir nulla.
Ad un certo punto allunga una mano sulla mia testa. Eccolo, il gesto del buon padre, l'iniezione di stima. E invece delicatamente mi scansa i capelli e tra indice e pollice serra una farfalla inavvertitamente appoggiatasi sulla mia chioma.
La libera e corre via.
"Alla prossima. Ti aspetto!" grida che è già lontano.

Ed io una bambina.

Right or....

Posted by TibiDabi | Posted in | Posted on giovedì, febbraio 26, 2009

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Son tornati.E non c'è niente di sbagliato.



Niente.

Che sia ben chiaro.....

Posted by TibiDabi | Posted in | Posted on lunedì, novembre 10, 2008

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Due cuori in affitto

Posted by TibiDabi | Posted in | Posted on lunedì, settembre 22, 2008

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A volte ti vien da esser felice. Non necessariamente per qualcosa che accade a te .Niente che scombussoli da vicino il tuo universo gravitazionale. Nessun colpo insperato di fortuna.
Se ci fosse una tesi che comprovi la trasmissione di felicità da contatto la sottoscriverei all’istante.
Nella mia permanenza in questa città mi son imbattuta in molte persone. Poche sono rimaste e valeva la pena che rimanessero.
Una di queste, la più singolare, ieri ha di colpo riallineato le sue frequenze alle mie. Nel modo più inatteso si è riaffacciata alla mia finestra,una finestra tra le tante, tutte molto assortite, tutte fondamentali a loro modo.
Certe persone son come comete. A volte ti resta solo polvere di stelle tra le mani. Una polvere però sempre viva che la dice lunga sulla sostanza di quella cometa.
Poi spariscono. O meglio, come su di un’orbita, completano il giro, per ritornar a splender forte nel tuo cielo,e come un lampo che cade a due passi da te,ti tolgon il respiro per quanta luce contengono.
Le persone restano immutate nei ricordi e questo ti rassicura dall’idea di dover pensar che possano mutare.
Invece accade. Le stesse con cui condividi desideri,passioni, progetti di un futuro rampante…crescono,si stabiliscono e diventan adulte.
Questa è la storia di Irina. L’unica persona che riesce a smascherarmi e a ricongiungermi con la finitezza della mia alterigia. Il mio personale pungolo,dorato e acuminato, a cui non posso che votarmi con ammirazione e venerazione. Non ci sarà mai parità tra di noi…una vita che ,ancora così breve, è straordinaria ed inenarrabile per quanto romanzata è, che ve se ne farebbe un torto nel raccontarla per sommi capi. Cara amica mia hai un notevole potere su di me, potere che ti riconosco senza indugi.
Tu sei quel nodo misto di ideali e valori che a tratti ho sentito di tradire, e che so che mi unisce a te, te che non sempre riesco ad affrontare, perché spesso non riesco a venir a capo di questa coscienza tumultuosa ed altalenante. Innanzi al tribunale della costruzione del nostro futuro, mi son sentita come un pubblico ministero senza una arringa per perorar la sua causa.
Ho rinviato sedute , ho preferito non affrontarti, non affrontar quel nucleo duro di cose da dirci senza giri di parole. Ho sbagliato.
Sbagliato perché non siam più quello che eravamo. L’idealismo così spietato ed esclusivo dei primi vent’anni si è trasformato nel ventre molle di un pragmatismo adulto che ha altre priorità, alcune ritardate troppo a lungo, altre del tutto nuove e stimolanti.
E tu comprendi perché sei di molto oltre,perché stai compiendo dei passi decisivi,perchè la realtà è ben più difficile da metabolizzare con quel bagaglio di sogni che ci ritroviamo. Cose che hai sempre desiderato si stanno per realizzare a giorni, a mesi. Volendole fortemente, giocandoti pezzo dopo pezzo ogni brandello di cuore rimastoti per arrivarci, fino a dissanguarti,mi hai dimostrato che la fredda russa dell’est ero proprio io: troppo cinica e impassibilmente concentrata su se stessa.
Mi dici che il sogno c'è e resta, può cambiar di contenitore,adattarsi a latte anguste in attesa di confortevoli container,ma non può svanire,solo colorarsi.

Ieri ci siamo riviste. Dopo non so neanche più quanti anni. Mi avevi preannunciato già la realizzazione di un sogno: la scoperta dell’unico e solo a te complementare per la vita; e me ne hai presentato un altro: il figlio che porti in grembo.
E ti sposi tra due settimane,perché ai colpi di scena non sai proprio rinunciar e non puoi disabituarmi.
Resta che me l’hai fatta!Ancora una volta mi hai lasciata mezza stordita a pensar a te con un sorriso stampato in faccia che mi tiene tuttora compagnia.
E mi sento felice.
Ed è come se quelli idealismi di otto anni fa si perpetuassero adesso per la vita, per quel pezzo che sappiamo condividere, rinnovandolo col tempo.


Grazie Ranga!