Prima Visione

Posted by TibiDabi | Posted in | Posted on giovedì, novembre 05, 2009

La Sslimit è un posto di matti. E con questo non intendo dire di gente bizzarra e stravagante. Parlo proprio di pazzia come sinonimo di psicopatia o psicosi o grave disturbo mentale
Ma questa non è una novità. La famigerata Scuola superiore per interpreti e traduttori sforna annualmente laureati cronici,che io bullandomi definisco Sslimitati, abitanti appunto del pianeta Sslimit, venuti sulla Terra per studiar il genere umano e trovar un libretto d'istruzioni adatto a rimetter in sesto il loro magma cerebrale.
Ieri sono stata alla Sslimit. Stupidamente ho lasciato a casa la mascherina per evitar ogni contagio. Atto di superbia imperdonabile. Vorrei tranquillizzar i più però.Non ho scambiato parola con nessun essere di fattezze Sslimitiane. Sfidando così gli ammonimenti del ministro Fazio(dietro la Suina si nasconde la Sslimitiana,sappiatelo!) ho visto uno dei film più toccanti e sorprendenti finora.
Parlo di Departures o Okuribito per dirla alla Giapponese. Probabilmente questo nome non vi dirà nulla, ma è il film che s'è portato quest'anno a casa la statuetta come miglior film in lingua straniera agli Oscar ameregani. Probabilmente il film che l'ha messa in quel posto a Gomorra di Garrone, escluso dalla cinquina finale. Quindi un film detestabile?
No,tutt'altro.
I film giapponesi non ti viene mai di prenderli sul serio. Neanche quelli drammatici come questo. E' come se ti aspettassi da un momento all'altro una castroneria delle loro, una roba alla Mai dire Banzai, tipo che il protagonista, infilatosi una fascetta motivazionale in fronte spacchi con una craniata un cocomero, per intenderci.
Questo non accade fortunatamente in questo film. Anzi. Tutto è credibile e verosimile. Si ride e ci si commuove. Si viaggia al suono del violoncello suonato da Daigo e ci si perde tra i suoi gesti mentre si occupa delle "partenze".
Il film ruota attorno a questo equivoco sul"partire". Daigo pensa che si occuperà di viaggi in una agenzia, rispondendo all'annuncio del giornale. Ciò che non immagina è che lo attenderanno altri tipi di partenze,commiati, saluti ed addii.
Ebbene sì. Si parla di morte. La si vede in faccia. Il rito della preparazione dei corpi, della vestizione è quanto di più evocativo uno possa immaginare. Si assiste ad una cerimonia, con sacralità e rapimento. Il tutto è sublimato da una tessitura sonora di forte impatto emotivo.
Lungi dall'esser un film cupo, Departures è un film sulla vita, sulle sue strane coincidenze e imprevisti, sensibile e poetico.
Ho lasciato l'Aula Magna di quel surrogato clinico/patologico con in testa un pensiero.
Che non sarebbe tipo bloccare le porte e dar fuoco alla Sala come da inglorioso copione.
Bensì a quanto sarebbe stato bello aver un sasso liscio tra le mani.

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